QUESTIONE DI LUPPOLO

QUESTIONE DI LUPPOLO

FOCUS SUL MONDO DELLE BIRRE LUPPOLATE: dalle classiche IPA britanniche alle nuove double IPA per arrivare alle emergenti NE-IPA.

Contrariamente alle nostre attese, la recrudescenza dell’epidemia ci ha costretto a un nuovo stop delle attività associative in presenza, rispetto alle quali non è neppure possibile fare previsioni sui tempi di ripresa.

Questa situazione ci induce a valutare soluzioni alternative che ci consentano di mantenere vivo il rapporto con tutti i soci in questo periodo particolare, organizzando eventi formativi che possano svolgersi anche da remoto. Abbiamo quindi pensato di mettere in cantiere una serie di iniziative su alcuni temi che più di altri si prestano ad essere trattati anche on line, sperimentando così nuove modalità di confronto per i nostri associati.

Dando seguito alla prima iniziativa sperimentale del giugno scorso dedicata ad un approfondimento su tendenze, stili e prospettive del mondo delle birre artigianali, vorremmo proseguire ad indagare il settore brassicolo con un focus sul mondo delle birre luppolate dal titolo “Questione di Luppolo” che si terrà online sulla piattaforma Zoom il 4 dicembre p.v. alle ore 19.

Il seminario, condotto dal Sommelier e relatore AIS Antonio Furesi, si propone di presentare in sintesi gli stili che maggiormente hanno cavalcato, sia nella tradizione che nelle nuove tendenze, l’utilizzo dei luppoli come protagonisti, andando a esplorare territori di coltivazione sempre diversi e metodi di utilizzo differenti.

Sarà l’occasione per degustare alcune etichette di sicuro pregio in cui la maestria dei produttori ha saputo valorizzare le doti dei luppoli utilizzati per ottenere, con un sapiente dosaggio, birre pregevoli, ricche di amaro, profumi e complessità gustativa. Queste le birre in degustazione da servire alla temperatura di 7-8 °C:

  • LUCKY JACK BIRRIFICIO LERVIG – NORVEGIA (A.P.A.)

  • AXE EDGE BIRRIFICIO BUXTON – INGHILTERRA (I.P.A.)

  • PUFFIN TEARS BIRRIFICIO HARBOUR BREW.CO.- INGHILTERRA (I.P.A.)

  • GREAT LAKES BIRRIFICIO BIG SMOKES BREW.CO. – INGHILTERRA (N.E.I.P.A) .

La quota di partecipazione comprensiva delle spese di spedizione delle birre a domicilio è stabilita in € 30,00. e dovrà essere versata (solo dopo aver avuto conferma dell’accettazione) a mezzo bonifico sul c.c.b. n. 2954.17 intestato a A.I.S. Sardegna, c/o  Monte dei Paschi di Siena, Agenzia 1, Cagliari – IBAN IT31 P010 3004 8010 0000 0295 417.

In alternativa, per i soli soci, le birre potranno essere ritirate presso la Birroteca Hamelin Via Perantoni Satta, 11 a Sassari. In tal caso la quota di partecipazione sarà contenuta in € 20,00.

Il Seminario è riservato ad un numero massimo di 40 persone con priorità per i Soci AIS Sardegna. Solo in via residuale potranno essere ammessi anche non-soci per i quali la quota di partecipazione è stabilita in € 35,00.

L’iscrizione al Seminario e il pagamento dovranno essere effettuate tassativamente entro il 22 novembre attraverso il sito web dell’Associazione cliccando sul link in calce che vi rimanderà alla sezione Eventi dove potrete compilare e inviare il modulo di prenotazione. L’iscrizione sarà considerata valida solo se accompagnata dalla ricevuta del versamento della quota di partecipazione.

Per info telefonare ai numeri  347.0168788 – 349.0683997.

INVIA LA TUA PRENOTAZIONE

Abbinamenti in salsa blues

Abbinamenti in salsa blues

Quando John Mayall e i suoi mitici Bluesbreakers calcavano le scene internazionali e raggiungevano l’apice del loro successo, io ero ancora molto giovane e sul mio vecchio e fedele piatto del giradischi passavano vinili di ben altri stili musicali. Dovettero passare ancora diversi anni quando, grazie all’ascolto di monumenti musicali come Eric Clapton, B.B. King e appunto John Mayall, il blues iniziò a fare parte delle mie ampie e svariate preferenze musicali.

In uno dei miei recentissimi (e a periodi rari) momenti di relax, l’ascolto di storici brani di questo grande bluesman è stato il fulcro per una delle mie tante esperienze di degustazione e abbinamento accompagnate dal fumo lento.

La scelta ricade su un Avana di interessante provenienza; si tratta del Mañanitas di Vegueros. Questo sigaro, prodotto presso la fabbrica “Francisco Donatién”, nella zona più vocata per le migliori piante di tabacco, ovvero la Vuelta Abajo nella provincia di Pinar del Rio, appartiene a una linea dedicata ai Vegueros, i coltivatori delle piantagioni cubane, ed è declinata su tre differenti ligadas: Tapados, Entretiempos e appunto Mañanitas. 

Si tratta del formato più piccolo della produzione ed è l’unico figurado, più precisamente un piramide di 100 mm di lunghezza e 46 di cepo.

L’whisky che fa da degno accompagnamento a questo interessante prodotto caraibico è il Single malt Origin 10 years old della distilleria Isle of Jura. L’unica distilleria dell’omonima isola scozzese produce questo distillato, imbottigliato dopo un duplice affinamento in botti di Bourbon prima e di Sherry Oloroso in finale. Si tratta del primo whisky prodotto dalla distilleria e in questo senso si colloca come l’antesignano di una linea che ha costituito l’asse portante della rinascita del marchio, avvenuta nel 1963, dopo che la precedente produzione, originaria del 1810, venne interrotta nel 1901.

Lo stereo diffonde al giusto volume (l’aggettivo giusto è di personale interpretazione e la consorte non sarebbe tanto d’accordo) le note di “Remember This” mentre verso nel bicchiere il distillato, con la sua veste topazio brillante, e inizio a sentire a crudo gli aromi dell’habano dalla veste colorado claro, liscia e setosa, che denota una perfetta costruzione. Gli aromi del sigaro sono delicati e invitanti; fieno, legni dolci, un accenno di cuoio e cioccolato formano un buon bouquet. Avvicino allora il naso al bicchiere per percepire i primi sentori del distillato, piacevolmente eterei, che si dipanano su note agrumate di cedro candito, nocciole tostate, seguite poi da sfumature affumicate tenui, miste ad accenni di spezie dolci. In bocca è deciso nell’ingresso alcolico, ma subito aperto su note tostate ben amalgamate con lunghe sensazioni di miele e spezie su uno sfondo appena torbato.

Accendo il sigaro e, dopo alcune boccate, il primo tercio si rivela molto delicato, abbastanza asciutto, morbido, con note di cacao, spezie dolci e accenni lignei.

In sottofondo le note dello stereo inanellano altri brani, fra cui “So Many Roads” e il blues un po’ graffiante di John Mayall continua ad accompagnare altre boccate e i sorsi dell’Whisky, in un abbinamento che si sviluppa su sinergie che esaltano gli intrecci fra le pur tenui note torbate e speziate del distillato e gli effluvi del sigaro. Nel connubio si arricchiscono le sfumature di legno e nocciola e in chiusura del sorso il palato, gradevolmente asciutto, è pervaso da aromi agrumati e canditi.

Si avvicina il finale di fumata e le percezioni si fanno un po’ più piccanti e speziate, il gusto più deciso e l’abbinamento si gioca più sui contrasti con le morbidezze dell’Whisky, le sensazioni mielate, con gli accenni maltati.

Istanti di relax che si perdono nelle note di “The Mists of Time”.

Remember this

https://www.youtube.com/watch?v=AUTGuoT0RLc

So Many Roads

https://www.youtube.com/watch?v=kUGEikZBHvo&list=PLHlE2fgsqRwYr6xG0lFZhqwUl79xZNb4B

The mists of time

https://www.youtube.com/watch?v=kmyoDqbitUc&list=PLHlE2fgsqRwYr6xG0lFZhqwUl79xZNb4B

Sempre utile ricordare che fumare nuoce alla salute!

Fumo lento e… – Il fascino dell’abbinamento sigari e distillati

Fumo lento e… – Il fascino dell’abbinamento sigari e distillati

Già da tempo la didattica AIS ha soffermato l’attenzione su ambiti diversi dal vino in senso stretto, come è avvenuto per le birre e i distillati. Negli ultimi anni, grande interesse ha suscitato il mondo del cosiddetto “fumo lento”, soprattutto in un’ottica di accostamento dei sigari alle bevande, e in particolare ai distillati. La Delegazione AIS di Sassari ha proposto, nella giornata di venerdì 6 settembre, un incontro di approfondimento incentrato su questa materia, giovandosi della sinergia tra due relatori d’eccezione come Ivano Menicucci, appartenente alla Delegazione di Roma (ma sardo d’origine per parte di madre), grande conoscitore del mondo dei sigari, e il “nostro” Antonio Furesi, relatore per le lezioni su birre e distillati (e, da pochi giorni, anche Lombardia e Trentino Alto-Adige, congratulazioni!).

L’incontro, ospitato dal Ristorante Fratelli Tola, ha preso il via con una esauriente disamina di Ivano Menicucci sull’universo del tabacco e dei sigari, a cominciare dalle prime testimonianze

dell’utilizzo di foglie di tabacco risalenti a circa 5000 anni prima di Cristo in un’area che si potrebbe localizzare in un ideale crocevia tra gli attuali Perù, Cile, Bolivia e Argentina. Scorrendo velocemente la cronologia, dalla civiltà egizia a quella romana, per arrivare alle popolazioni pre-colombiane, si arriva alla data spartiacque del 1492 con l’approdo di Colombo in quello che diventerà il continente americano. Un vero e proprio Big Bang per la diffusione del tabacco in Europa, una diffusione ostacolata più volte da dazi e divieti per la natura “quasi stupefacente” del tabacco. Comunque, nel XVIII secolo il tabacco diviene di uso comune e nel 1731 appare a Siviglia il primo sigaro con la struttura praticamente uguale a quella attuale. L’intervento di Ivano Menicucci è proseguito con  la descrizione delle tre fasi della produzione dei sigari: agricola, pre-manifatturiera e manifatturiera, un processo che dalla posa dei minuscoli semini della pianta del tabacco porta al prodotto finito. Indispensabile l’acquisizione di un glossario minimo, composto ovviamente da termini in lingua spagnola come capa, capote e tripa (in italiano fascia, sottofascia e ripieno), le tre parti che compongono il sigaro, per proseguire con la ligada (miscela delle diverse foglie), ideata dal Mastro ligador e materialmente realizzata dal torcedor.

Dopo la cena proposta dalla cucina del ristorante Fratelli Tola, accompagnata da uno Chardonnay dell’azienda toscana Capezzana e da un Pinot Noir rosato della cantina lombarda Ca’ di Frara, Antonio Furesi ha descritto il processo di realizzazione dei due distillati in degustazione: il Rum Flor de Caña 12 year Collection Centenario, prodotto dalla Compañia Licorera de Nicaragua, affinato in piccoli barili da 135 litri, utilizzati in precedenza per il Bourbon; la Grappa Segnana Alto Rilievo Riserva, prodotta dall’azienda trentina Segnana, di proprietà dei Fratelli Lunelli (produttori degli spumanti Ferrari, per intenderci), ottenuta da vinacce di uve diverse e affinata in botti da Sherry.

Ed è giunto dunque il momento fatidico della distribuzione ai presenti del sigaro cubano Por Larrañaga. L’esame olfattivo a sigaro spento ha presentato sentori di fieno, miele e frutta secca come nocciola e macadamia. Una volta provveduto al taglio della “perilla” (la testa, cioè la parte che si porta alle labbra) e dell’accensione del sigaro, la fumata si è dimostrata asciugante, presentando sensazioni di secchezza, una leggera dolcezza e la conferma delle note di frutta secca. Un sigaro medio leggero, senza alcuna nota pungente. Il rum, accostato in prima battuta, ha mostrato all’olfatto sentori evoluti con un’impronta vinosa, speziatura dolce di vaniglia e infine scorza d’arancia. Un sorso potente, rotondo, morbido con il ritorno delle note vinose e agrumate. Un buon abbinamento, con la freschezza del distillato a compensare la secchezza del sigaro. La grappa, degustata successivamente, ha mostrato all’olfatto profumi di cedro candito, vaniglia, pasticceria e frutta secca. L’assaggio ha evidenziato la notevole struttura, l’eleganza e il ritorno dei canditi e della frutta secca. Anche in questo caso l’abbinamento col sigaro è stato felice, nonostante la maggiore struttura della grappa. Il giusto tempo da dedicare al fumo lento è proseguito così in maniera molto distesa e conviviale, tra chiacchiere e prove di abbinamento, a conclusione di una serata soddisfacente per tutti i partecipanti, con l’auspicio comune che serate come questa possano diventare un appuntamento fisso una o due volte l’anno.

Foto di Daniela Serra

La Bulgaria del vino – Racconto di un’esperienza all’insegna del vino di qualità

La Bulgaria del vino – Racconto di un’esperienza all’insegna del vino di qualità

Di Antonio Furesi – Delegazione Sassari

La viticoltura in Bulgaria ha radici storiche molto profonde, che conducono addirittura al terzo millennio a.C., quando il mercato enologico dei Traci era florido e ben diffuso nel centro Europa, arrivando poi ad imporsi in modo significativo durante i fasti dell’Impero Romano.  Addirittura nel II secolo d.C. un editto dell’imperatore Antonino Pio introdusse la tutela dei vigneti della bassa Mizia, ponendo le basi per una delle primissime leggi in materia vitivinicola.

La produzione e diffusione del vino bulgaro è proseguita nell’antichità sino all’ingresso nel territorio balcanico della dominazione ottomana nel XIV secolo. Nel lungo periodo di occupazione, durato a fasi alterne per circa cinque secoli, il declino della viticoltura fu inesorabile.

Si dovrà attendere addirittura il XIX secolo, con la liberazione nel 1878, per assistere a uno sviluppo della moderna viticoltura ed enologia che, sfortunatamente, dovette immediatamente combattere contro la piaga della Fillossera. Con l’inizio del XX secolo si pongono le basi di una nuova cultura del vino. È proprio in questo periodo che fioriscono norme di settore e la Bulgaria si apre alla conoscenza del mondo enologico occidentale, con particolare attenzione alla produzione francese. Nascono le prime cooperative che contribuiranno ad un significativo progresso produttivo.

L’avvento del comunismo, dopo la Seconda guerra mondiale, ha sicuramente influito sul processo di cambiamento. Se da una parte si registrava una grande vendita di vini in massa per il mercato sovietico, non mancavano i risvolti positivi nel consolidamento del mercato interno. Fu questo un periodo di grande sviluppo tecnologico, negli anni ’50 e ’60 si ampliarono le estensioni medie dei vigneti, vennero introdotte molteplici tipologie di vitigni internazionali, pur conservando le peculiarità delle specie autoctone e si consolidò ulteriormente il mondo della cooperazione.  Gli anni ’70 videro imporsi le prime valide norme sulla zonazione viticola del territorio bulgaro

Con la fine del regime comunista, al termine degli anni ‘80 e per  una buona parte degli anni ’90, lo sviluppo di un mercato di vini di basso costo soprattutto verso isole britanniche e centro Europa ha contribuito a delineare una sorta di decadimento della qualità globale del vino bulgaro, esercitando un’influenza negativa sulla considerazione di questa realtà  enologica da parte del mercato europeo occidentale.

A cavallo tra gli anni novanta e duemila, investimenti pubblici e privati, un importante contributo della ricerca e una adeguata valorizzazione dei terroir hanno riportato i vini bulgari verso un ottimo cliché qualitativo, pur a fronte di una diminuzione drastica dell’estensione del vigneto totale dai 140.000 ettari del 2002 ai 60.000 ettari del 2018.

La produzione bulgara, attestata su una media annua di circa 2.000.000 Hl, privilegia leggermente i rossi, che costituiscono circa il 60-70% del totale. Storicamente il territorio viticolo è suddiviso in cinque zone così distribuite:

Piana del Danubio: è il territorio compreso tra il Danubio a nord e la catena dei Balcani (Stara Planina) a sud; comprende circa il 30% del territorio nazionale. Caratterizzato da un clima prettamente continentale, presenta un’orografia debolmente collinare e un terreno influenzato per buona parte dalla presenza del grande fiume a settentrione che conferisce ai suoli un’origine tipicamente alluvionale. Tra le uve a bacca rossa si coltivano il cabernet sauvignon, il merlot e alcuni vitigni locali, come il gamza, detto anche kadarka, tipico della zona: Per i vini bianchi è piuttosto diffuso l’uso di chardonnay, riesling, muscat ottonel

Valle delle rose: immediatamente a sud della piana danubiana e della catena balcanica si estende una lunga e stretta valle, ricca di piantagioni delle più pregiate varietà di rose, che costituiscono una grande risorsa economica nel mercato delle essenze e della cosmesi. Enologicamente parlando la produzione del territorio è relativamente piccola, influenzata da un clima abbastanza mite e un territorio prevalentemente argilloso-sabbioso, in cui prevalgono i vini bianchi a base di riesling, traminer, sauvignon blanc e l’autoctono misket. La minoranza di vini rossi vede in syrah, cabernet sauvignon, pinot noir e nel locale pamid i vitigni di maggiore utilizzo.

Valle Tracia: collocato nella parte sud della Bulgaria e confinante con Grecia e Turchia, si tratta del territorio storicamente più famoso e nel quale la produzione di vini risale ad epoche molto antiche. Favorito da un clima temperato-continentale, grazie all’effetto schermante dai venti siberiani da parte della catena balcanica, con una buona distribuzione di piogge annuali, presenta un territorio limo argilloso, in parte alluvionale per la presenza del fiume Maritza. Le colline si alternano ad alcune aree montuose (Monti Rhodopi). È il territorio dove maggiormente spiccano rossi corposi e tannici soprattutto a base del vitigno autoctono per antonomasia mavrud e del già citato pamid; non mancano i vitigni internazionali, fra cui merlot e syrah.

Valle dello Struma: La valle occupa la parte sud occidentale della Bulgaria e si dipana lungo i canyon del fiume Struma. La città di Melnik costituisce se vogliamo la capitale enologica della regione e intorno ad essa, sin da tempi molto antichi, si è sviluppata la gran parte della produzione e delle tradizioni vitivinicole. Il vitigno autoctono più famoso del territorio prende appunto il nome dalla città e proprio in questo territorio si possono reperire i migliori Melnik di tutta la Bulgaria, vino molto caro, a quanto riferiscono le cronache, a Winston Churchill. Il clima, fortemente influenzato dalle montagne circostanti e dalla presenza del fiume Struma, favorisce anche in quest’area una prevalenza di rossi anche a base di cabernet franc, syrah e dei locali shiroka e keratzuda.

Costa est del Mar Nero: è la regione più a est della Bulgaria, mitigata dal Mar Nero che dolcemente regola il clima del territorio regalando una produzione di vini bianchi, ricchi di freschezza e mineralità. Stagioni invernali miti si alternano a estati mai troppo calde, con buone alternanze termiche circadiane, che favoriscono buone aromaticità nei vini. L’orografia è caratterizzata da alternanze collinari e pianeggianti, con suoli abbastanza variegati che vanno dal limo argilloso all’alluvionale  e al calcareo. In questo contesto, come detto, prevalgono i vitigni bianchi, tra i quali chardonnay, sauvignon blanc, muscat ottonel e l’autoctono dimiat.

Un recentissimo viaggio a Sofia mi ha consentito di toccare con mano questa emergente realtà viticola e di visitare una delle cantine più affermate del  territorio, Minkov Brothers Wine Cellar. L’azienda è situata a  poca distanza dalle coste del Mar Nero, sulla statale che porta da Sofia a Burgas, in prossimità della cittadina di Karnobat.

L’area vitata è molto estesa, arrivando a coprire circa 450 ettari con vigneti distribuiti tra le ultime propaggini est della Valle della Tracia, al confine con il territorio della Costa del Mar Nero, intorno a Karnobat e alcune proprietà situate verso l’area più centrale della Valle. Le coltivazioni traggono vantaggio dalla posizione, grazie ad un clima particolarmente favorevole, sotto la duplice influenza del Mar Nero sul lato orientale e il Mare Egeo a sud. L’incontro di brezze provenienti dai quadranti meridionali e nord-occidentali, le nette alternanze termiche giorno-notte e la dolcezza del clima, con inverni poco rigidi e estati mai torride, permettono alle vigne cicli vitali appropriati che regalano vini di ottima qualità. I cru da cui si ricavano le selezioni di maggiore pregio sono ricompresi nelle aree dei villaggi di Terziysko, Ognen e Devetak.

La Cantina nasce nel 1875 ad opera di tre fratelli, Ivan, Vassil e Niceforo, i quali, dopo approfonditi studi condotti in Europa e in particolare in Francia, decidono di consolidare il loro sogno e fondano l’azienda. Il loro impegno fu da presto premiato con il conseguimento, la prima nella storia per un vino bulgaro, della medaglia al Concorso Internazionale di Bruxelles del 1894.

Nei 135 anni di storia della cantina, la ricerca di un continuo equilibrio fra le tradizioni familiari e l’attenzione al miglioramento dei processi tecnologici ha permesso all’azienda via via di guadagnarsi una posizione primaria nel teatro enologico nazionale. Oggi l’Azienda ha raggiunto importanti livelli produttivi, tanto che nel 2018 una vendemmia qualitativamente molto positiva ha portato ad una raccolta vicina ai 500.000 kg di uva per un totale di circa  3.000 Hl di vino. Non sono mancati negli ultimi anni i premi a importanti concorsi internazionali, fra cui Decanter World Wine Awards, Concours Mondial de Bruxelles e diversi altri.

La realtà produttiva inoltre è inserita in un gruppo più ampio, che comprende anche una parte aziendale decisamente più grande, la Vinprom Karnobat, situata a poca distanza, con un vigneto totale di quasi 1.400 ettari, destinata alla produzione dei vini della grande distribuzione e a vini con più elevato rapporto qualità/prezzo. In questo ambito si inserisce la linea di vini “Cycle”, più easy, ispirata in etichetta al mondo vintage dei velocipedi di un tempo, e costituita da vini di pronta beva, realizzati con vitigni internazionali quali sauvignon blanc, chardonnay, traminer, cabernet sauvignon, merlot, syrah ecc..

Giungiamo alla Minkov Brothers Wine Cellar, la cui struttura aziendale si staglia da lontano ben visibile sui vigneti che la circondano,  in un’assolata mattina di maggio e l’accoglienza è subito calorosa e piacevole, allietata da un piccolo cerimoniale d’ingresso, legato ad antiche tradizioni locali. Gli enologi Dimitar Tsenov e Ivan Biandov ci fanno da ciceroni conducendoci nei vari locali di produzione e illustrando con grande perizia  le varie fasi. Il tour ha permesso di visitare sia le aree di vinificazione sia i locali di invecchiamento; questi ultimi posti nei tunnel sotterranei della tenuta, dove alloggiano ben 2.600 barrique di rovere.

Le produzioni premium dell’azienda sono ottenute mediante processi  orientati alla salvaguardia della qualità. Le vendemmie sono operate a mano, previa accurata selezione nei vigneti al fine di garantire una resa ridotta, compresa tra 500 e 900 kg/ha, a seconda della varietà. Le uve una volta in cantina sono preliminarmente raffreddate per 24 ore, prima di essere selezionate e pigiate e poste a fermentare. Una preliminare macerazione a freddo viene effettuata per un massimo di 4 giorni, seguita da una fermentazione alcolica che a seconda delle tipologie arriva a un massimo di 14 giorni con una post-fermentazione fino a 7 giorni. Il vino viene poi trasferito in barrique, in cui avviene la fermentazione malolattica e infine, attraverso una maturazione fino a uno o due anni, a seconda del brand e successivi travasi viene posto in commercio.

Non sono mancate ovviamente le degustazioni di alcuni dei vini di punta dell’azienda, accompagnati da abbinamenti gastronomici sapientemente preparati per l’occasione a conferma della grande ospitalità riservata.

 

Minkov Brothers Sauvignon blanc Enoteca 2017 (Thracian valley) alcol 13,0 % – un Sauvignon di ottima fattura, che dalla sua brillantezza e dal colore paglierino tenue, ma vivido, preannuncia un profilo gusto olfattivo di pregio. Al naso si stagliano note di frutti esotici, ananas e mango su tutti, piacevolmente intercalate da profumi vegetali di salvia, timo e peperone e una sfumata tonalità di vaniglia a marcare il breve passaggio in barrique. Corsa gustativa di buona eleganza, con ingresso inizialmente mielato e morbido, a cui si avvicendano contrappunti fresco-sapidi ben dosati che rendono agile e appagante il sorso.

 

 

Minkov Brothers Jamais Vu Rosè 2017 (Thracian valley) alcol 12,5 %uvaggio che strizza l’occhio al mondo francese con grenache, cinsault e caladoc in una veste rosa provenzale molto delicata. Un vino che fa delle tonalità sfumate una cifra stilistica, in cui i sentori olfattivi, primariamente di piccoli frutti rossi, fragoline, ribes e una fine florealità di rose si rincorrono anche nel momento gustativo, donando una bella freschezza e piacevolezza, in una beva piuttosto agile.

 

 

 

Minkov Brothers Le Photographe Pinot Noir 2017 (Thracian valley) alcol 13,1 %con la linea Le Photographe, realizzata con importanti e pregiate tipologie di uve, l’Azienda punta ad uno stile qualitativo molto particolare e raffinato. L’idea del designer e fotografo Dian  Kostadinov, abile ideatore di tutte le etichette della Cantina, alcune  delle quali premiate, è quella di avvicinare il punto di vista del fotografo e del winemaker: entrambi non usano parole, ma emozioni, sensazioni e sensibilità. Questo pinot noir, ottenuto da un cru prossimo all’Azienda nel villaggio di Lozenets,  affascina sin dal suo aspetto, di un colore rosso rubino traslucido, vivacissimo. Il bouquet, ricco e complesso, si dipana su profumi netti e franchi di marasche e lamponi,  su petali di viola e su una speziatura elegante di vaniglia e cannella, grazie ad un sapiente affinamento di 12 mesi in barrique usate. Al palato una fruttuosità succosa e avvolgente gioca su un equilibrato contrasto con tannini raffinati sostenuti da una buona freschezza e un corpo medio che si apprezzano nel lungo finale.

Minkov Brothers Cabernet Sauvignon Reserva 2013 (Thracian valley) alcol 14,5 %una riserva ispirata alla tradizione di questo vitigno internazionale, accuratamente affinata per 12 mesi in barrique francesi e americane, dotata di un significativo potenziale di invecchiamento. Il suo colore denota un impronta stilistica forte, intensa dal colore granato carico e profondo. Variegato profilo olfattivo, ricco di profumi di frutti neri, mirtillo, mora, sospinti da una vena eterea; note terziarie di pepe, chiodo di garofano, tabacco inglese, cuoio e un soffio di boisé. Il palato è appagato da un sorso pieno, intenso, di grande morbidezza, arricchito da una decisa ma elegante nota tannica ben levigata. Il frutto quasi croccante si fa spazio nella dinamica gustativa, donando freschezza ad un finale che riecheggia piacevoli speziature.

 

Minkov Brothers Seasons of Memories 2010 (Passito liquoroso) alcol 16,0 % – ottenuto da uve aromatiche da vigneti selezionati, sfoggia una trama cromatica color topazio intenso. Sentori tostati di frutta secca, uniti a note eteree miste a un soffio di miele e caramella d’orzo si affacciano finemente al naso. In bocca è dolce, indugiando ad una morbidezza avvolgente,  in cui le note tostate e un marcato gusto di noisette accompagnano il sorso in un gradito finale.

Fumo lento e birra; il lato “dark” dell’abbinamento.

Fumo lento e birra; il lato “dark” dell’abbinamento.

Una delle principali (e più apprezzate) caratteristiche della didattica AIS è sicuramente la grande attenzione dedicata al tema dell’abbinamento cibo-vino. Siccome l’appetito vien mangiando, è quasi naturale estendere l’analisi sensoriale ad altre bevande e, perché no?, anche oltre (ad esempio il fumo lento di sigari e pipe). Senza trascurare ulteriori suggestioni (musicali, letterarie, artistiche…) che possono contribuire a rendere l’esperienza sensoriale davvero totalizzante. Da questa idea nasce “Controsensi”, la rubrica di prossima istituzione nel nostro sito, da intendersi sia come (In)contro(di)sensi, sia come desiderio di approfondire e proporre accostamenti che, a prima vista, potrebbero apparire non del tutto omogenei. Per iniziare, la qualificata penna di Antonio Furesi, grande conoscitore di birre e distillati, cultore del “fumo lento” e raffinato appassionato di musica. Buona lettura! (G.D.)

Mi piace pensare che uno degli aspetti interessanti e per un certo verso divertenti dell’attività del sommelier sia quello di sperimentare continuamente nuovi e a volte arditi percorsi sensoriali. Uno di questi è senza dubbio l’abbinamento del cosiddetto “fumo lento” con alcune bevande a base alcolica. In questa ricerca di diverse frontiere del gusto, ho voluto studiare un abbinamento tutto “dark” tra una particolare miscela per pipa ed una birra Imperial Stout di originale fattura, nella convinzione di un positivo connubio fra i caratteri aromatici e gustativi dei tabacchi utilizzati ed il profilo organolettico della birra in degustazione.

Sound of Islay è una Imperial Stout di alta gradazione alcolica (13% vol.), prodotta dal Birrificio britannico Buxton Brewery Co. sito nell’omonima città a sud di Manchester. La peculiarità di questa birra, caratterizzata da una elegante veste scura, sormontata da un cappello di schiuma densa, compatta e dal colore beige scuro, è data da un affinamento per almeno un anno in botti di quercia, precedentemente utilizzate per invecchiare blasonati Single Malt Scotch Whisky dell’Isola di Islay. Questo particolare affinamento contribuisce ad arricchire il profilo olfattivo e gustativo, già piuttosto opulento in virtù dello stile produttivo che contraddistingue questa birra.

E infatti, al naso la complessità aromatica è subito evidente, declinata su note di caffè, liquirizia, cacao, uvetta sotto spirito, effluvi iodato-fenolici, una speziatura di pepe e una leggera affumicatura con un soffio terroso e salmastro. In bocca si percepisce subito un leggero amaricante da chicco di caffè. Compare poi un’impronta di legni tostati, sostenuta da percezioni retrolfattive decisamente torbate e fumé, a cui si accompagnano coloriture più morbide di cioccolato e un cenno di caramello, che seguono un lungo finale caldo e corroborante.

Peterson Balkan Delight è una miscela che, a dispetto del suo nome, non contiene tabacchi Orientali. È prodotta da Scandinavian Tobacco Group e può considerarsi meglio una English Mixture, in cui prevalgono Virginia e Latakia, con una variante data da una buona dose di Perique, che ne accentua alcune sfumature odorose.

Aperta la latta, la miscela, dall’aspetto melange piuttosto scuro, con un taglio ribbon, sprigiona a crudo iniziali venature tenui di miele e caramello, tipiche del Virginia, in cui si fanno subito strada i sentori di fumo di torba tipici del Latakia ed una speziatura piccante con tutta probabilità legata al Perique. Caricata e accesa la pipa, il fumo si distende al palato regalando i primi sentori; il Latakia con il Perique si combinano egregiamente per regalare una palette aromatica, sorretta dalla rotondità del Virginia, molto delicata e complessa in cui si aprono note di legno di ginepro e conifere, torba, cuoio antico. Il gusto è deciso, con inflessioni affumicate e tostate, un sottofondo leggermente terroso ed un accenno piccante al palato con richiami di zenzero.

Veniamo all’abbinamento. L’assaggio della birra, subito dopo alcune generose boccate di Balkan Delight, sorprende per la complessa ricchezza di combinazioni del corredo gusto-olfattivo fortemente incentrato su note terziarie di spezie, torba e richiami iodati. L’abbinamento gioca sicuramente sulle sinergie che il Latakia offre esaltando i caratteri del particolare processo di affinamento della birra, accentuando le sinuose sfumature speziate, con una nota salsoiodica che riporta immediatamente alla mente profumi e sensazioni di scogliere sferzate da venti burrascosi. La degustazione procede lenta e metodica, regalando rilassati sentori di legno, cuoio e cacao frammisti con gli aromi fumosi dei tabacchi che rincorrono e a momenti accentuano queste percezioni sensoriali.

L’esito è decisamente appagante, concedendo un piacevole relax su un finale di bocca lungamente ricco e disteso. Niente di meglio, per accompagnare questo rilassante momento, che l’ascolto delle atmosfere soft regalate dal John Coltrane Quartet e le sue “Ballads”

https://www.youtube.com/watch?v=8rOMV0A5jd0

Sempre utile ricordare che fumare nuoce alla salute!